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Età del Bronzo Finale

Principali testiomonianze risalenti all'età del Bronzo Finale

La fase di Bronzo Finale (XI - inizi X sec. a.C.) è caratterizzata da una sostanziale continuità di occupazione e da un'ulteriore riorganizzazione del sito. Si riscontra in primo luogo la ristrutturazione delle fortificazioni e si assiste ancora una volta a un cambiamento delle tecniche edilizie, nuovamente contraddistinte da un largo impiego di elementi lignei. Le murature della fronte interna vengono ricostruite con pietre grezze e di pezzatura disomogenea, irrobustite dall'inserimento di pali verticali. La porta non subisce modifiche sostanziali; solo le pareti vengono ingabbiate in una solida armatura lignea, forse funzionale a interventi sugli alzati e sulle coperture.
Sia per quanto concerne le mura che per le capanne all'interno della penisola, le evidenze meglio conservate si riferiscono all'orizzonte centrale della fase considerata (Bronzo Finale 2). Le testimonianze inquadrabili in questo arco cronologico sono infatti interessate da una massiva, subitanea e violenta distruzione per incendio. Il conseguente crollo degli alzati, realizzati prevalentemente in legno, ha determinato la formazione di spessi depositi di ceneri e carboni che sigillano i piani di calpestio e le molteplici testimonianze riconducibili al periodo d'uso.
La fisionomia dell'insediamento sembra rispondere a una precisa pianificazione spaziale, rivelando un impianto fortemente regolare e monumentale. Lo documentano le imponenti opere difensive, la maglia quasi ortogonale dei percorsi stradali e la frequenza di imponenti edifici lignei, verosimilmente destinati a funzioni 'comunitarie' di varia natura e concentrati soprattutto nella fascia a ridosso delle fortificazioni.

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Capanna-tempio nel SAS IX (clicca per allargare)

Una di queste strutture, interpretata come 'capanna-tempio, presenta una pianta rettangolare allungata (34 per 17 m circa), ricostruibile sulla base di una maglia piuttosto regolare di grandi buche di palo disposte a una distanza media di circa 3 m. I dati disponibili sono compatibili con una copertura originaria a doppio spiovente, mentre ulteriori elementi emersi in corso di scavo dimostrano che almeno alcuni tratti del perimetro dell'edificio erano bordati da un basso muretto in pietrame.
Nell'ambito della 'capanna-tempio' si distinguono diverse aree destinate alla cottura di cibi, testimoniate da numerosi fornelli fissi o mobili in argilla concotta e da vasellame comune da cucina in ceramica d'impasto. Altri settori, connotati dalla presenza di abbondante ceramica d'impasto per bere e per mangiare, sembrano invece funzionali alla celebrazione di banchetti o simposi collettivi di carattere rituale. Tra i reperti ceramici rinvenuti nella struttura, si segnalano anche pregiati esemplari in figulina non tornita di produzione locale, decorati con motivi riferibili all'orizzonte stilistico protogeometrico. Risulta pure molto ricco e vario il repertorio degli strumenti da lavoro e degli ornamenti realizzati in materia dura animale.
Nella fascia settentrionale dell'edificio sono state messe in luce anche alcune aree sacrificali. Lo attestano gli scheletri in connessione anatomica pertinenti ad almeno tre maiali di età giovanile, associati ad un coltello in bronzo ed a basse piattaforme quadrangolari in argilla, assimilabili ai cosiddetti 'altari a terra' documentati in numerosi santuari dell'Egeo, di Cipro e della Palestina. In un caso la piattaforma è collegata a un piccolo bacino, confrontabile con un impianto simile dal Tempio Gamma di Micene, dove è ritenuto funzionale alla raccolta del sangue delle vittime.
Altri manufatti provenienti dalla 'capanna-tempio' rivelano una probabile valenza cultuale e un'affinità formale con oggetti circolanti nelle regioni del Mediterraneo centro-orientale. Si fa riferimento, in particolare, a una serie di vassoi tripodati d'impasto decorati con croci o svastiche, privi di riscontri nel mondo indigeno ma analoghi alle 'tavole per offerte' attestate in santuari e tombe di area egea e cipriota. All'universo dei sacrifici rituali rimanda, infine, una doppia ascia in bronzo; nelle arti figurative egee questo oggetto si trova spesso associata al bucranio, in uno schema iconografico riprodotto anche tra i graffiti della Grotta Poesia. Uno specifico ruolo simbolico può essere attribuito anche ad alcuni 'idoletti' antropomorfi e zoomorfi in terracotta, confrontabili con esemplari diffusi in ambito italiano e in diverse aree del Mediterraneo.
Il quadro delle scoperte relative a questa struttura è completato da due ricchi ripostigli di reperti metallici, generalmente considerati come forme di tesaurizzazione delle ricchezze o come deposizioni votive. Il primo ('ripostiglio degli ori') era ospitato all'interno di una buca di palo in disuso e conteneva manufatti sia integri che frammentari. Si registrano, in particolare, due 'dischi solari' in lamina d'oro, spesso interpretati come possibili oggetti di culto o arredi sacri. A questi si sommano ornamenti semplici e da parata, strumenti di lavoro, lingotti e armi in bronzo. Completano l'elenco dei rinvenimenti più sporadici manufatti in conchiglia e in avorio, oltre a numerosi vaghi di collana in materiale vetroso. È da sottolineare che analoghi reperti in oro giacevano sul livello pavimentale, nelle immediate vicinanze della buca. Il cosiddetto 'ripostiglio dei bronzi' era invece contenuto dentro un'olla d'impasto, nascosta sotto il piano pavimentale e chiusa da una lastrina in calcare; a differenza del precedente comprendeva esclusivamente manufatti fratturati o fuori uso.
Un altro edificio monumentale, simile al precedente sotto il profilo strutturale, è stato indagato nel settore Sud-Ovest della penisola. In questo caso, però, la presenza di una batteria di quattro grandi dolii torniti funzionali allo stoccaggio di ingenti quantità di olio o di altri liquidi di pregio ha suggerito un'interpretazione come 'capanna-magazzino'.
Dai livelli del Bronzo Finale di Roca emergono ulteriori evidenze degne d'interesse. Il rinvenimento di ceramiche importate del Tardo Elladico IIIC avanzato e del Submiceneo indica la prosecuzione dei rapporti con le regioni transadriatiche anche nella fase posteriore alla crisi delle 'società palaziali' micenee. Risalta pure il ritrovamento di un ugello di mantice in terracotta e di molti frammenti di matrici di fusione in calcarenite locale, usate per realizzare armi ed utensili di varie fogge. Alcuni coltelli e teste di martello s'ispirano chiaramente a prototipi egei.
L'insieme dei dati acquisiti consente di ipotizzare anche per questa fase un possibile stanziamento di nuclei di stranieri all'interno dell'insediamento e una forte compenetrazione tra genti indigene e allogene in campo tecnologico, politico e religioso. Emerge quindi l'immagine di un emporio fiorente, basato su un modello di organizzazione socio-economica ben strutturato e capace di gestire le ingenti risorse circolanti, la pluralità di attività artigianali specializzate, il sistema degli scambi marittimi e la cospicua forza-lavoro necessaria per la realizzazione e la manutenzione delle imponenti infrastrutture identificate dagli scavi (assi viari, fortificazioni, magazzini, aree di culto etc.).

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