English

Età del Ferro

pfgen

Posizione nel sito delle maggiori testimonianze risalenti alla Prima età del Ferro

Come già accaduto in precedenza, anche in seguito alla distruzione per incendio del Bronzo Finale, l'insediamento di Roca non viene abbandonato ma repentinamente riorganizzato. A causa dei pesanti disturbi di età messapica e medievale, le evidenze dell'età del Ferro (metà/fine X - inizi VII sec. a.C.) risultano peggio conservate rispetto a quelle più antiche, differenziandosene anche per l'aspetto meno concentrato, regolare e monumentale. Le preesistenti fortificazioni non vengono ricostruite né smantellate, sopravvivendo in rovina al margine occidentale della penisola.
Nonostante gli indizi di possibile declino o contrazione dell'area occupata, emergono comunque informazioni di notevole rilievo pure in merito ai più tardi orizzonti protostorici. Un primo fattore d'interesse riguarda la persistente importanza strategica del centro. Dopo un'apparente interruzione dei contatti transadriatici, a partire dall'VIII sec. a.C. è attestata, infatti, l'importazione di ceramiche fini e di anfore da trasporto di produzione corinzio-corcirese. Ciò implica un attivo coinvolgimento dell'insediamento di Roca nella rete delle cosiddette navigazioni 'precoloniali' e 'protocoloniali' dirette verso il Golfo di Taranto, la Sicilia e le regioni tirreniche meridionali.
Un secondo elemento caratterizzante è rappresentato dall'identificazione di notevoli evidenze di carattere rituale. A tal riguardo, merita approfondimento la suggestiva ipotesi di collegare la particolare concentrazione di strutture e aree destinate ad attività cultuali o cerimoniale nella fascia a ridosso delle fortificazioni dell'età del Bronzo con la celebrazione di 'culti delle rovine' o 'culti delle memorie'.

banchine

Struttura absidata della prima età del Ferro


A pratiche sacre implicanti il sacrificio di un maialino di età perinatale sembrano rimandare, ad esempio, i resti di una complessa struttura absidata, addossata alle mura in crollo e databile tra la fine del IX e i primi decenni dell'VIII sec. a.C.. La parte residua dell'edificio è costituita da un battuto pavimentale collegato a una serie di tre basse banchine di forma semicircolare. Sul piano di calpestio sono stati rinvenuti, oltre ai resti in connessione anatomica di Sus scrofa, un frammento di spillo in bronzo, tre pesi da telaio, una fuseruola d'impasto e un insieme di frammenti pertinenti a un'olla in ceramica fine acroma e non tornita, di produzione locale. Le dimensioni e la tipologia del vaso lasciano supporre un uso per lo stoccaggio di derrate alimentari aride.
Delle tre banchine, l'unica conservata per intero risulta modellata mediante l'impiego di una malta argillosa del tutto analoga a quella usata per realizzare il battuto pavimentale. La stessa banchina presenta lungo il margine superiore una batteria di piccole cavità circolari. Il secondo ripiano è privo di una foderatura in argilla e può essere interpretato come una sorta di mensola per la conservazione di derrate. Da questo settore della struttura provengono, in particolare, altri
frammenti riferibili all'olla in ceramica fine rinvenuta sul pavimento, un grande contenitore per liquidi della stessa classe vascolare e una scodella d'impasto. La terza banchina richiama quella più bassa per la presenza di una serie di 'vaschette' in argilla concotta che ne coronano la faccia superiore.
La lettura in chiave rituale di queste evidenze dipende anche dalla notevole incidenza percentuale delle ceramiche fini di fattura locale, sia nel livello d'uso che nel soprastante strato di distruzione o dismissione dell'edificio. Si consideri infatti che questa classe ceramica è caratterizzata da un più elevato grado specialistico, da un range funzionale più selettivo e da una maggiore diffusione in aree di culto e in contesti funerari in confronto ai più grossolani materiali d'impasto. Anche le 'vaschette' in argilla attestate su due delle tre banchine sono interpretabili in termini cultuali, ipotizzandone ad esempio un uso per la raccolta di offerte di primizie agricole, libagioni o simili.
Indizi rilevanti di attività rituali o cerimoniali emergono anche dai livelli più tardi. Si segnalano, in particolare, due ricchi depositi ceramici ospitati entro ampie escavazioni profonde circa 15-20 cm. Tali depositi comprendono eccezionali assemblaggi vascolari. Si distinguono ceramiche d'impasto indigene e pregiate ceramiche fini per bere, mangiare e contenere derrate, attribuibili a un momento evoluto del Geometrico Tardo locale (scodelle, boccali, anforette, brocche, olle). A queste si aggiungono anche inusuali quantità di recipienti per bere (boccaletti, coppe etc.) e di anfore commerciali di provenienza transadriatica, analogamente inquadrabili tra gli ultimi decenni dell'VIII e gli inizi del VII sec. a.C..
I vasi mostrano generalmente limitati segni d'usura e sono frequentemente abrasi e anneriti per via di un prolungato contatto col fuoco. È anche da rimarcare l'alto grado di ricostruibilità delle ceramiche fini indigene e degli esemplari d'importazione, riferibili a produzioni corinzio-corciresi in larga misura collegate al consumo o al trasporto del vino. Se si escludono una serie di scodelle-attingitoio, un'olla integralmente ricomponibile incassata alla base di uno dei depositi e alcuni oggetti legati al mondo della filatura e della tessitura (fuserole, pesetti-rocchetti), i materiali d'impasto risultano tendenzialmente più lacunosi e dispersi.
In chiave interpretativa, l'eccezionale incidenza statistica delle classi ceramiche fini indigene e importate rispetto ai coevi insediamenti noti inducono a scartare l'ipotesi che i due depositi possano intendersi come comuni scarichi d'abitato. Sembra invece più convincente la prospettiva di una deposizione programmata dei resti di servizi ceramici adoperati durante cerimonie di probabile rilevanza comunitaria, quali simposi, libagioni o simili.
Oltre alla frequenza di recipienti per stoccare, mescere, attingere, versare e bere liquidi di pregio, ulteriori indizi in tal senso sono da rintracciare nell'attestazione di motivi di pregnante significato simbolico nell'ambito delle produzioni geometriche locali. Si consideri, ad esempio, il soggetto antropomorfo riprodotto in modo stilizzato sul corpo di un boccaletto. Simili figurazioni sono attestate in diverse necropoli italiane dell'età del Ferro e sono spesso considerate rappresentazioni di oranti o divinità. Risulta meno agevole stabilire se la ricorrenza di decorazioni a 'svastica' sia riconducibile a fattori esclusivamente stilistici o possa anche riferirsi alla pratica di culti solari. Merita infine attenzione la presenza di brocchette e anforette miniaturizzate in ceramica fine locale. Sia in età protostorica che successiva, la frequenza di queste forme vascolari è estremamente ridotta in aree d'abitato, crescendo esponenzialmente in contesti funerari o rituali.

Età del Bronzo Finale Antichità e Grotta della Poesia